Sono nato con il mio cucciolo, Brando, e cresciuto con lui e quando mi ha lasciato si è portato via un pezzetto del mio cuore, e la mia mamma mi ha raccontato una storia bellissima, la Leggenda del Ponte Arcobaleno, tramandata dagli Indiani d’America, dedicata ad ogni animale che ha amato gli esseri umani e a ogni persona che ha sofferto e che soffre per la morte di un animale. Dall’altra parte dell’arcobaleno esiste un posto chiamato “Ponte dell’Arcobaleno”, quando un animale che è stato particolarmente vicino a qualcuno muore, va sul Ponte dell’Arcobaleno. Lì ci sono prati e colline per tutti i nostri amici speciali, cosicché essi possono correre e giocare insieme. Ma io ero ugualmente tanto triste pensando al mio cucciolo, anche se era anziano.

Un giorno la mamma mi ha detto che sarebbe arrivata da noi una nuova cucciola, Samba, e che sarebbe arrivata dalla Spagna, la dolce Samba, una canina di razza Podenco in arrivo da Tenerife, che non aspettava altro che di uscire dal box dove era rinchiusa. E Samba, oggi 10 ottobre, è arrivata, finalmente, siamo andati all’aereoporto di Bologna ad aspettarla…..

Voglio raccontarvi il suo arrivo…..Ecco, si apre la porta dell’aereoporto e un incaricato porta su un carrello una grande gabbia, la posa per terra ed io finalmente la vedo, Samba, la mia cucciola, le tocco il nasino, attraverso la rete della gabbia, delicatamente, per non farle male, lei mi guarda, gli occhioni verdi mi scrutano, sono dolcissimi e impauriti, chissà dove è andata la sua fiducia per le persone, chissà quanti tormenti e paure ha avuto, allungo la mano per accarezzarle il mantello, morbido, sembra di velluto, lei continua a guardarmi, forse si chiede chi è questo cucciolo d’uomo, questo sconosciuto, si chiede….mi vorrà fare del male?

Con la mamma la facciamo uscire dalla gabbia, che riprenderà la strada di ritorno verso la Spagna e le mettiamo il collare, nuovo, lucido, ho le ciotoline pronte per il primo sorso d’acqua in Italia, nella nostra famiglia, ma lei sembra capire, è silenziosa, in attesa. In macchina, tornando a Firenze, quasi trattengo il respiro, la osservo e lei osserva me, proiettata in un mondo nuovo, gente nuova, al riparo dalla cattiveria, ma ancora lei non lo sa. Siamo a casa, lei fa il giro della casa, annusa tutti gli angoli, le cose, e poi la prima pappa, gliela do io e Samba si addormenta, su un cuscino, al piano di sotto, tranquilla, ancora diffidente, immobile e sospettosa. E stamani Samba ha fatto il primo cenno di sfregarsi alla mia gamba, la codina si muove, lentamente, ancora non è un cenno di gioia, la mamma mi ha detto che ci vuole tempo. Ha un orecchio mangiucchiato, una grande cattiveria che non potrà mai raccontare.

E’ arrivata lunedì e sono già 5 giorni, il mio cucciolo già mi vuole bene, il primo buongiorno è il nostro, la mattina, prima di andare a scuola, mangiucchia dalla mia mano, e vorrebbe che mi fermassi per portarla a correre sul prato, ma devo andare a scuola e non posso arrivare tardi ma quando è l’ultima ora non vedo l’ora di rivederla, e quando torno a casa sembra sorridermi e fa dei grandi salti di gioia, è una canina agilissima, è una razza, come mi ha detto la mamma, usata per le corse dei cani, e qui fa grandi corse su e giù per i prati intorno a casa, ogni giorno che passa è un giorno di amore che ci diamo.

Adotta un Cane Podenco

La mia mamma mi ha raccontato la storia di questa razza che viene da Tenerife.

Il podenco, assieme ai galgo e altri cani di caccia, vivono una vita triste e piena di maltrattamenti in Spagna (e non solo in Spagna). Sono cani meravigliosi, teneri, gentili, affettuosi e buonissimi di carattere e non meritano un trattamento del genere. Se non sono bravi a cacciare, oppure alla fine della stagione di caccia spesso vengono portati in perrera dove trovano la morte, oppure trovano subito la morte alle mani dei cacciatori stessi, spesso una morte atroce, impiccati da un albero con le zampe che appena toccano la terra in modo di farli morire lentamente, o rompono le sue gambe e li lasciano nei campi a morire di fame e stenti. Il racconto della mia mamma è importante per aiutare i podenchi a trovare delle persone disposte a salvarli da queste situazioni. La mia mamma si è rivolta al gruppo di volontarie indipendenti e grazie alla rete di volontariato che si sta creando fra Tenerife e l’Italia, le volontarie stanno raggiungendo degli importanti obiettivi, perchè trovare una buona adozione richiede molto tempo e tanto impegno, ma la sinergia che si crea quando tante persone lavorano insieme, mosse da un unico intento, è inarrestabile.

Le volontarie non li metteranno mai nelle mani di altri cacciatori da nessuna parte, e mai li daranno a chi li vuole tenere solo all’aperto o legati, ma solo a famiglie disposte ad amarli per sempre e trattarli come parte della famiglia.